lunedì 15 maggio 2017

La Frazione della sinistra comunista italiana

Con questo articolo continuiamo la serie sul Giovane Bordiga illustrando la sua influenza politica determinatasi nella Frazione della sinistra comunista fino alla sua dissoluzione con la fondazione del Partito Comunista Internazionalista. Bordiga e la sinistra italiana accettarono la rivoluzione bolscevica di Ottobre come loro nuovo punto di riferimento. La loro intransigenza contro ogni tipo di corruzione della dottrina marxista, ogni tipo di collaborazione tra classi, e in alcuni casi con i sindacati, però li farà etichettare dagli stessi bolscevichi come infantili estremisti, settari e dottrinari. Comunque leninisti, i sinistri italiani saranno tra i primi a denunciare negli anni 20 la degenerazione politica del partito bolscevico, e alla fine negli anni 30, la degenerazione economica dell’Unione Sovietica. Nonostante ciò rimarranno ancorati al centralismo e alla coercizione delle masse. Questo articolo si concluderà con la citazione della risposta di Melvin Harris del nostro Partito, alla sinistra comunista, il quale taglierà corto sulla questione della degenerazione della rivoluzione russa. Questa non fu una rivoluzione Socialista, dice, ma condotta da una partito che era giacobino nella struttura e nel fine.

La sinistra comunista italiana storicamente origina dalla frazione intransigente rivoluzionaria presente all’interno del Partito Socialista Italiano (PSI). Questa frazione, come visto nel precedente scritto sul Giovane Bordiga, si opponeva a Filippo Turati e ai riformisti. Nel 1911 l’ex-operaista Costantino Lazzari aveva pubblicato “I principi e metodi del Partito Socialista Italiano” difendendo l’originale programma di partito del 1892 dalle degenerazioni riformiste. In termini semplicistici possiamo trovare in questo l’origine del concetto dell’invarianza del Programma del partito comunista, ovvero il leitmotiv, di Bordiga.  

Nell’Ottobre del 1917 il colpo di mano bolscevico alla rivoluzione russa, divise presto la frazione intransigente. Se i così detti riformisti di Turati, come Rodolfo Mondolfo, erano dell’opinione che la rivoluzione bolscevica era contro le condizioni oggettive storiche per instaurare il Socialismo, la frazione intransigente del PSI si divise tra astensionisti e massimalisti. Gli astensionisti si organizzarono nella “Frazione Comunista” fondata di fatto da Bordiga, subito prima del decisivo XVI Congresso del partito tenutosi a Bologna nell’Ottobre del 1919. La frazione era contro l’uso dello strumento elettorale in quanto spreco di preziose risorse rivoluzionarie, legittimazione dei riformisti, e fonte di corruzione degli intransigenti eletti. I massimalisti erano invece allo stesso tempo sia per la partecipazione elettorale che per la rivoluzione violenta. Alla luce dei fatti di Russia, Germania e Ungheria, durante il XVI Congresso del PSI i massimalisti riscrissero il programma originale del 1892 in uno più genuinamente rivoluzionario, il contributo di Bordiga fu però ridimensionato. Malgrado l’opposizione di Lazzari e Turati, il Partito votò per l’ingresso nella Terza Internazionale (Comintern). Il nuovo capo di fatto, anche se non segretario, divenne Giacinto Menotti Serrati, direttore dell’Avanti. Bordiga fu molto critico nei sui riguardi perché considerava la sua posizione ipocrita, ovvero sostenitrice dell’azione parlamentare e allo stesso tempo conclamatrice della rivoluzione di classe e dell’unità di partito. Unità di partito che avrebbe significato coesistere con i riformisti di Turati. Tuttavia, la politica unitaria di Serrati, diede in qualche modo, dei frutti, ovvero il 30,4% dei voti per il PSI, alle elezioni del 1919. 

Nonostante ci fossero stati dei segnali molto precoci da parte di Lenin contro l’astensionismo come la lettera di questi mandata a Serrati venti giorni dopo il XVI Congresso, la frazione astensionista e gli ordine novisti (Gramsci e company) si opposero violentemente ai parlametaristi massimalisti di Serrati. La prima conferenza della frazione astensionista avvenne nel Maggio del 1920. Qui la frazione affermò che il Comintern non avrebbe dovuto accettare l’adesione del PSI per la presenza nel partito dei riformisti e dichiarò di lavorare per la creazione del partito comunista italiano. Subito dopo questo congresso, Bordiga partecipò al II Congresso del Comintern, nell’estate dello stesso anno in Russia, come delegato del PSI. Questo Congresso diventerà un tassello fondamentale per la sinistra comunista italiana. Questo fu anche il momento in cui Lenin presentò ai partecipanti del Comintern il suo “Comunismo di Sinistra. Un disordine infantile”, dove tra l’altro attaccò l’astensionismo di Bordiga. Diversi punti furono discussi a questo Congresso: il parlamentarismo, la partecipazione nei sindacati e le condizioni di inclusione al Comintern.
Della delegazione italiana solo Bordiga e Serrati, nonostante profonde divergenze, opposero dei legittimi contro-argomenti alle tesi di Lenin, Zinoviev, Bucharin, e Trockij. Serrati non tollerava l'ambiguità dell'entrismo del British Socialist Party nel Partito Laburista, e le questioni nazionale e agraria. Allo stesso tempo però Serrati fu furiosamente attaccato per il suo rifiuto nell'espellere Turati e i riformisti, e di cambiare il nome del PSI in Partito Comunista. Bordiga dal canto suo non accettava la confusione tra astensionismo dall'azione parlamentare sostenuta dalla sua frazione e quello anarchico, o da quello sostenuto dal KAPD e dal KPD. In particolare era contro l'opposizione del KAPD nel lavorare all'interno dei sindacati ‘corrotti’. Quest'ultimo punto tornerà più volte nella storia della sinistra comunista italiana. Bordiga fu però in grado di influenzare la stesura delle 21 condizioni. Il punto 21 che assicurava che i partiti membri che rigettano fondamentalmente le condizioni … devono essere espulsi dal partito, fu opera sua. 
Una volta tornato in Italia con disciplina centralista Bordiga si disse pronto a riconsiderare l'astensionismo a patto che un nuovo Partito Comunista fosse fondato. La sinistra comunista italiana si riconosce tuttora completamente nel programma nel neonato Partito Comunista d'Italia (PCd'I) scritto da Bordiga e Umberto Terracini, che emerse dalla scissione di Livorno nel gennaio del 1921. La fondazione del PCd'I determinò la fine della frazione comunista astensionista. La scissione colpì direttamente anche il partito comunista tedesco (KPD). Paul Levi, leader di questo partito, e presente al congresso di Livorno, criticò la scissione perché, secondo lui, molti internazionalisti sarebbero rimasti nel PSI e così sarebbero stati tagliati fuori dal Comintern. Comunque la maggioranza del KPD fu favorevole alla scissione e quindi Levi dovette dimettersi. La nuova Zentrale del KPD sostenne la ‘teoria dell'offensiva’ condotta da una minoranza e questa si verificò nell'Azione di Marzo. Questa consistette in uno sciopero insurrezionale guidato dal partito comunista tedesco che fu però schiacciato dalla polizia. Questa teoria dell'offensiva di una minoranza trovò tra gli altri Terracini e Bordiga favorevoli. Come conseguenza della sconfitta dell’Azione di Marzo al III Congresso del Comintern, Zinoviev dovette ammettere che i comunisti necessitavano di essere più numerosi e quindi più vicini alle masse. Lenin attaccò duramente l'intervento che Terracini aveva fatto in favore della teoria dell'offensiva. La tattica dichiarata dal Comintern durante il III Congresso sosteneva ora il fronte unico. Coerentemente la questione italiana fu riaperta, il PSI rinvitato ad espellere i riformisti o a lasciare il Partito Socialista e fondersi con il PCd'I, dando indirettamente credito alla posizione sostenuta da Levi, il quale però nel frattempo veniva espulso dal Comintern per le sue critiche in merito all'Azione di Marzo. La fusione era esclusa categoricamente dal PCd'I. Il PCd'I guidato da Bordiga era sì in favore all’avvicinarsi alle masse a livello sindacale, ma si opponeva al fronte unito inteso come una coalizione di organizzazioni operaie (e.g. governi operai). Non voleva quindi creare un'alleanza con i socialdemocratici del PSI. Per questo motivo i comunisti italiani saranno nuovamente accusati gratuitamente di estremismo infantile, mentre cercavano di essere coerenti con le loro radici intransigenti. La sinistra comunista italiana rimarrà sempre fedele all'opposizione ad ogni tipo di fronte unico o unito, che sia il fronte antifascista, il fronte repubblicano in Spagna, o il fronte di liberazione nazionale dall'occupazione nazista. Un po' in sordina durante il III Congresso fu anche presentata la Nuova Politica Economica (NEP) stabilita nel Marzo del 1921, ufficializzando il Capitalismo di Stato in Russia.    
Un altro cardine fondamentale della sinistra comunista italiana sono le Tesi sulla tattica del Partito comunista o anche note come Tesi di Roma stese per il II Congresso del PCd'I nella primavera del 1922 da Bordiga. Queste tesi furono un distanziamento da quelle impostate dal III Congresso del Comintern, una chiara opposizione al fronte unico, e ancora propense verso la teoria dell'offensiva. Appena prima del Congresso di Roma, Bordiga pubblicò "Il principio democratico" dove rigettava la democrazia per rimpiazzarla col principio organico. Il concetto di organicità rimarrà però poco chiaro per diversi anni fino agli anni 50 e 60 quando la discussione venne ripresa nel piccolo partito internazionalista, dove Bordiga sarà chiamato a chiarire il concetto a causa delle continue controversie interne e divisioni. Il Comintern ovviamente si oppose alle Tesi di Roma rigettando l'idea di un fronte unito applicato solo a livello sindacale. Il Comintern accusava ora il PCd'I di non combattere attivamente il fascismo che nel frattempo stava salendo al potere. Durante lo svolgersi del IV Congresso del Comintern nel 1922, infatti, vi fu la marcia su Roma e la sua ascesa al potere. 
Durante il XIX Congresso del PSI, Serrati finalmente decide di dividere il partito dai riformisti di Turati, i quali andranno a fondare il Partito Socialista Unitario (PSU). Per questa ragione il PSI sarà nuovamente invitato al IV Congresso del Comintern. Zinoviev e compagnia, rinnovarono l'ipotesi di fondere il PSI al PCd'I, istigando Bordiga a minacciare di dare le dimissione dal comitato centrale (CC) del partito. Durante questo Congresso Lenin, il quale già molto malato, tenne solo un discorso di commemorazione dei 5 anni dalla presa del potere di Ottobre. Zinoviev insisteva con le sue critiche al PCd'I per la sua mancanza di forza nel lottare il fascismo e per la sua ostinazione a non adottare la tattica del fronte unico. Bordiga si oppose fortemente contro la risoluzione di Zinoviev passando all'opposizione. Il 24 di Novembre 1922 il CC del Partito Comunista Russo mandò una lettera firmata da Lenin, Trotskij, Zinoviev, Radek e Bucharin che imponeva la fusione tra il PCd'I e il PSI. Questa divise la maggioranza del PCd'I. Gramsci era pronto a negoziare con il Comintern. Il Comintern deliberò infine che il PCd'I e il PSI si unissero nel Partito Comunista Unificato d'Italia. Però pochi mesi dopo il XX Congresso del PSI tenutosi nella primavera del 1923, la maggioranza socialista decise contro l'unione, frantumando le speranze di Serrati e del Comintern. 
Alla fine del IV Congresso tutto il comitato esecutivo (CE) del PCd'I rassegnò le dimissioni. Bordiga, tornato in Italia fu incarcerato. Da qui scrisse un documento, il Manifesto ai compagni del PCd'I avverso alla decisione imposta dal Comintern. Bordiga già a questo punto iniziò a parlare di degenerazione della Terza Internazionale. Il Comintern intanto assegnò un nuovo CE al PCd'I bypassando il CC del partito stesso. Nel Luglio del 1923 Bordiga ancora in prigione chiese al nuovo esecutivo di dimettersi rigettando l'imposizione del Comintern, a si dimise anche dal CC del PCd'I. Solo Bruno Fortichiari seguì l'esempio di Bordiga. Questo è un momento importante per la sinistra comunista italiana, perché' in questo momento nasce l'embrione di ciò che sarà la frazione di sinistra all'interno del PCd'I. Subito dopo il trambusto all'interno del PCd'I venne il turno del PSI. Il PSI sentiva che la sua indipendenza politica fosse minacciata dal Comintern e decise di starne fuori. Serrati e i terzini come lui vennero espulsi dal partito per entrare nel PCd'I. Quindi tutti i piani e imposizioni per unire i due partiti erano ormai vani. Nell'ottobre del 1923 in Germania, il fronte unico tra comunisti e socialdemocratici, e conseguentemente i governi operai auspicati dal Comintern, furono testati e fallirono. Zinoviev puntò il dito su Heinrich Brandler e Radek per il loro fallimento e iniziò a cambiare la sua opinione sul fronte unico contraddicendo le posizioni da lui stesso sostenute durante il IV congresso, tornando su posizioni più vicine a quelle di Bordiga. Nel gennaio del 1924 morì Lenin, ma la lotta al vertice era già iniziata vedendo l'emergere di Kamenev e Stalin. Allo stesso tempo uscì la critica di Trockij al Partito Comunista Russo e a Zinoviev, sulla sua burocratizzazione e anche la sua analisi del fallimento dell’ottobre tedesco.
In occasione delle elezioni nazionali del 1924 il PCd'I candidò Bordiga come il suo candidato principale. Bordiga, il quale era appena uscito di prigione, rifiutò categoricamente. Per questo motivo il leader dell'ala di destra del PCd'I, Angelo Tasca, ne chiese l'espulsione. Nello stesso periodo a Napoli Bordiga fondò la rivista teorica Prometeo (prima seria). Le elezioni furono vinte da Mussolini e i suoi oppositori vennero presto considerati illegali. Il PCd'I quindi ormai illegale tenne un Congresso segreto a Como. Qui si determinarono tre correnti, la maggioranza di centro rappresentata da Palmiro Togliatti, e le minoranza di sinistra di Bordiga e di destra di Tasca. E' interessante notare che Zinoviev mandò un messaggio al CC del PCd'I con lo scopo di evitare uno scontro con Bordiga, al quale sarebbe stato chiesto di diventare uno dei vice-presidenti del Comintern. La frazione di sinistra fu coerente con le Tesi di Roma, la destra era invece allineata completamente con il Comintern, mentre il centro aveva un atteggiamento equivoco riconoscendo come legittimo il passato atteggiamento intransigente del PCd'I, ma allo stesso tempo rifiutando di opporsi alle disposizioni del Comintern. Le posizioni di Bordiga prevalsero, anche se questi era fuori dal CC e dal CE del partito. La maggioranza a Como era di fatto ancora con lui.    
Nell'estate del 1924 si tenne il V Congresso del Comintern. Zinoviev era ancora molto critico nei riguardi del PCd'I, ma molto più cauto che durante il IV Congresso. Zinoviev ora sottolineava l'importanza di non collaborare con la socialdemocrazia e che il fronte unito era da intendersi dal basso. Le correnti di centro, destra e sinistra del PCd'I si trovarono in accordo con il rapporto di Zinoviev. Bordiga sottolineò però che le posizioni sostenute durante il IV Congresso non erano le medesime di quelle sostenute ora, ma molto più di destra. Bordiga e la sinistra italiana presentarono sette tesi alla Commissione del Comintern. Queste tesi chiedevano la massima centralizzazione del Comintern, la proibizione di fondersi con altre organizzazioni politiche, più influenza verso le masse, nessun compromesso con la borghesia, la sostituzione dei governi operai con la dittatura del proletariato, e creazione delle organizzazioni dei contadini poveri. Queste tesi furono rigettate. Invece, Bucharin accusò Bordiga di terrorismo piccolo borghese che non si fida delle maggioranze e vuole trasformare il Partito in una setta. Zinoviev cercava comunque di convincere Bordiga ad entrare a far parte del comitato direttivo del Comintern per dare l'impressione che questo non si stava dirigendo troppo a destra. Dall'altro lato, una commissione speciale del Comintern decise di escludere la sinistra dal CC e dal CE del PCd'I, includendone invece i terzini che dal PSI erano appena passati al PCd'I. Questo fu un chiaro atto di bolscevizzazione del PCd'I, che ebbe il suo peso a Lione.      
Nell'autunno del 1924, Gramsci si recò a Napoli per il Congresso Federale del partito come rappresentate del CC, ma principalmente per incontrare Bordiga. Gramsci insistette sul fronte unico come opposizione al fascismo e sulla creazione del consigli operai, invitando la sinistra a superare il loro frazionismo. Dopo l'uccisione di Matteotti, leader del PSU, da parte dei fascisti e rivendicato da Mussolini, tutte le pubblicazioni di opposizione furono bandite, incluse quelle del PCd'I. Nel gennaio del 1925 Bordiga mandò una lettera al CC intitolata Questioni Generali, puntualizzando che la lotta non si sarebbe dovuta concentrare contro il fascismo per sé, ma contro il capitalismo in generale, e che la vera minaccia era rappresentata ancora dai riformisti e dai massimalisti. In Febbraio emerse il caso Trotskij, con il suo Lezioni di Ottobre e la risposta di Zinoviev Bolscevismo e Trotskismo. Bordiga scrisse in merito un articolo condannando l'opportunismo di Trotskij nel 1917, ma riconoscendo la sua critica attuale al Comintern nel capitanare il fallimento della rivolta in Germania del 1923. Nel marzo del 1925 durante la sessione dell’Esecutivo Allargato del Comintern, Zinoviev accusò Bordiga di essere passato dall'ultra-sinistra alla destra, probabilmente per il suo appoggio a Trotskij. La rappresentanza del CC del PCd'I si accordò attaccando in questa occasione Bordiga che a detta loro, come Trotskij stava deviando dal leninismo. Il 22 Marzo, Fortichiari invitò Bordiga per un discorso pubblico a Milano che si concluse con una vera e propria manifestazione in suo favore, confermandone l'ampio seguito che egli ancora aveva tra i lavoratori. Il 7 giugno 1925, quattro deputati comunisti, Onorato Damen, Fausto Gullo, Fortichiari e Luigi Repossi, e altri sinistri, Ottorino Perrone, Mario Lanfranchi, Carlo Venegoni, Mario Manfredi e Ugo Girone, costituirono il Comitato d'Intesa contro la bolscevizzazione del PCd'I. Bordiga non ne era a conoscenza e non era presente alla sua costituzione, ad ogni modo se ne avvicinerà. Il 25 giugno questi furono espulsi dal partito. Il Comitato sosteneva che tornando ‘vicini alle masse’ si rischiasse di seguire le masse, corrompendo la natura del partito. Per quanto riguarda l'organizzazione di partito, il Comitato sottolineava il bisogno di centralizzazione. Sul fronte unico il Comitato ripeteva le critiche alla tattica del IV Congresso. Sui sindacati ripeteva le posizioni tenute dal partito durante il II Congresso, ovvero era contro la divisione e in favore alla sua presenza nei sindacati. Il Comitato difendeva anche Trockij. Infine, il Comitato affermava chiaramente il supporto alla politica del Partito fino alla nomina della nuova Centrale dettata dall'Esecutivo Allargato nel 1923. Nonostante Bordiga fosse coinvolto nel Comitato egli non venne espulso, perché non ne faceva ufficialmente parte. Gramsci credeva, e seguiva, ancora fortemente la leadership del Partito Comunista Russo, nonostante questo per lui era un grave errore considerare Bordiga un troskista. In luglio il rappresentante del Comintern in Italia, Jules Humbert-Droz ordinò al Comitato di sciogliersi per poter sospendere le sanzioni contro i suoi membri. Questi accettarono in virtù dell’unità di partito.              
Bordiga quindi attaccò apertamente gli ex-ordinovisiti, come Togliatti, di non essere dei veri marxisti ma di fatto dei neo-hegeliani. Nel gennaio del 1926, a Lione, in Francia, prese luogo il III Congresso del PCd'I. Bordiga era ormai politicamente isolato e il partito era orami controllato dai centristi come Gramsci, Togliatti e Mauro Scoccimarro e altri pro-bolscevizzazione. Gramsci tenne un punto della situazione di quattro ore e Bordiga una replica di sette ore. Secondo Bordiga la bolscevizzazione era una involuzione burocratica. Anche Serrati, ormai silenzioso dal suo ingresso nel PCd'I, attaccò apertamente Bordiga al Congresso di Lione. Il Centro di Gramsci vinse sulle tesi della sinistra e della destra del partito. In più Gramsci riuscì a convincere Bordiga a ritornare nel CC del Partito. Subito dopo la sua vittoria a Lione Gramsci venne arrestato per spendere pressoché il resto della sua vita in prigione, elaborando sul marxismo e sulla sua analisi dell'egemonia culturale della classe dominante su quella oppressa. Nell’agosto del 1926 il Comintern soppresse Prometeo ufficialmente perché, a detta loro, la rivista teorica del PCd'I esisteva già ed era L'Ordine Nuovo appunto. 
E’ interessante notare l’esperienza di Michelangelo Pappalardi, il quale iniziò la sua attività politica nella frazione intransigente del PSI, attorno al Circolo Carlo Marx di Bordiga. Quindi si trasferì in Austria e in Germania dove fu rappresentate del PCd’I presso il KPD. Entrò in contatto con la sinistra tedesca e stabilì contatti con il KAPD di Karl Krosch. Pappalardi rassegnò le dimissioni dal PCd’I nel 1923, ma stabilì un contatto diretto con Bordiga, che nel 1925 chiese al partito di riammetterlo. Nel 1926 Pappalardi lavorò con Bordiga sulla traduzione delle Tesi di Lione di Bordiga. Fino al 1927 la frazione bordighista di Pappalardi e quella di Perrone si trovarono alquanto allineate contro il CE del PCd’I e il Comintern fino a quando Pappalardi seguì la sinistra olandese di Herman Gorter criticando il leninismo e la rivoluzione bolscevica. Ad ogni modo questa corrente non attecchì mai in Italia.  
Facendo nuovamente parte del CC, Bordiga ebbe l’occasione di confrontarsi faccia a faccia con Josef Stalin alla VI riunione dell’Esecutivo Allargato del Comintern nel 1926. Bordiga chiese a Stalin di dare contro al malcontento dei lavoratori, il quale rispose che questi non erano lavoratori ma dirigenti che sostenevano posizioni simili a quelle di chi si opponeva alla rivolta del 1917. Bordiga quindi fece notare a Stalin che anch’egli era tra quelli che si opposero alla rivolta del 1917. Stalin replicò che ebbe solo un’esitazione. Bordiga quindi incalzò Stalin direttamente sull’idea di costruire il socialismo in un paese solo. Bordiga criticava apertamente anche l’idea di bolscevizzazione e lo sport del terrore all’interno del Partito Russo al fine di distruggere comunisti eccellenti. Secondo Pappalardi, Bordiga dopo questo incontro fu in pericolo di vita, ma una volta tornato in Italia fu presto arrestato dai fascisti. Rimase in carcere fino alla fine del 1928. Subito dopo la sua scarcerazione Bordiga venne espulso dal Partito nel 1930 e diffamato come collaboratore dei fascisti. Fu politicamente inattivo fino alla fine della seconda guerra mondiale. Bordiga probabilmente lasciò la politica perché riteneva che il momento rivoluzionario si fosse allontanato, ma, probabilmente anche per la preoccupazione soprattutto della sua famiglia per la sua incolumità, aspettandosi una possibile ripercussione di Stalin come avvenne per esempio a Zinoviev, Kamenev, Bucharin e Trotskij assassinati rispettivamente nel 1936, 1938 e 1940.        
Perrone (ex-membro del Comitato) scriverà al CE del Comintern una proposta di elezioni per avere una giusta rappresentanza delle minoranze nel Comitato Federale. Fu invece sospeso dal Partito e nel 1928 venne quindi espulso. Perrone quindi costituì la frazione di sinistra del PCd’I a Pantin nella periferia di Parigi sempre nel 1928. Questa riprese a pubblicare la rivista Prometeo (seconda serie, fino al 1938). Per la frazione l’Unione Sovietica era ancora uno Stato Proletario, ma con una degenerazione delle sue istituzioni politiche, ovvero il Partito Comunista Russo e il Comintern che il partito controllava. La frazione non concordava però con il dissidente Trotskij sull’idea di formare una nuova Internazionale. Anche Damen futuro leader del Partito Comunista Internazionalista assieme a Perrone e a Bruno Maffi, sarà espulso dal PCd’I nel 1929 in quanto contrario alla sua bolscevizzazione. Nonostante la frazione fosse in linea con la critica di Bordiga alla politica di Stalin, sarebbe riduttivo chiamare questa frazione un movimento bordighista. Perrone fu molto preciso in merito già nel suo intervento a Lione dove partecipò come esponente della sinistra del PCd’I. 
La frazione italiana ancora in esilio in Francia incominciò a pubblicare Bilan (da bilancio) nel 1933 in francese. Nel suo primo numero la frazione riconosceva ancora l’Unione Sovietica come uno Stato Proletario come del resto faceva anche l’Opposizione Internazionale di Trotskij in contrasto con le sinistre britanniche (ovvero il nostro SPGB), olandesi, tedesche e austriache. Solo nel 1935 con il riconoscimento degli Stati Uniti d’America dell’USSR la frazione ammise la degenerazione dello Stato Proletario. Nel 1935 la frazione cambiò quindi nome da frazione di sinistra del PCd’I a frazione italiana della Sinistra Comunista, allo scopo di dissociarsi dai partiti comunisti pro-URSS. Nonostante gli stalinisti attaccarono, denigrarono, e in alcune circostanze assassinarono membri della frazione italiana in quanto bordighisti-trotskisti, il contrasto tra la frazione e i trotskisti divenne evidente con la guerra civile spagnola del 1936. Trotskij sosteneva il Confederación Nacional del Trabajo (CNT) e il Partido Obrero de Unificación Marxista (POUM) ed era per la presenza comunista nella repubblica spagnola; mentre la frazione italiana era contro questa posizione per ragioni simili a quelle spiegate dal SPGB nel articolo n. 385 del Socialist Standard del 1936. “La verità è che il Socialismo è ora assolutamente fuori questione, e che la loro (dei lavoratori) sola speranza è per il diritto di organizzare e portare avanti la propaganda Socialista sotto la democrazia capitalista. Provare ad andare oltre questo per mezzo delle rivolte armate, e così via, non porterà a null’altro che disillusione, e non aiuterà né la classe lavoratrice né il movimento Socialista”  
A causa delle divergenze sulla guerra civile spagnola la Lega di Internazionalisti Comunisti del Belgio si divise da Bilan, parte di questa però in accordo con la posizione di Bilan costituì la frazione belga della sinistra comunista. Nel 1938 Bilan venne rimpiazzato con October l’organo mensile dell’International Bureau della frazione comunista di sinistra. Questo esisterà fino all’agosto del 1939, quando Perrone deciderà di dissolvere la frazione comunista di sinistra a causa dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Questo perché a parer suo il proletariato perde la sua funzione rivoluzionaria durante la guerra imperialista. Nonostante ciò, in Francia, la frazione italiana fu ricostituita da altri compagni di Marsiglia nel 1941 e nel 1942 la nouveau fraction française de la Gauche communiste fu creata. Verso la fine del 1942, Maffi insieme a compagni della Lombardia e Piemonte fondarono il Partito Comunista Internazionalista (PCInt). Nel 1943 a Torino viene stampata segretamente la rivista Prometeo (terza serie), per opera di Maffi e Damen. Questi continuarono la loro aperta opposizione al PCd’I, ora Partito Comunista Italiano (PCI) di Togliatti. Erano chiaramente contro il Fronte di Liberazione Nazionale (FLN) in quanto cooperazione di diverse forze borghesi. Nell’agosto del 1943 la nouveau fraction française de la Gauche communiste ebbe il suo primo Convegno dove si discusse di costituire un partito similmente a quanto avvenuto in Italia. Nel 1944 la Nouveau fraction française divenne semplicemente la fraction française de la Gauche communiste. Nel frattempo Perrone venne accusato di essersi impegnato in una coalizione antifascista, cosa mal vista dalla frazione. Fu in qualche modo assolto da queste accuse, ma questa ‘macchia’ venne usata in futuro dai damenisti una volta in rotta con i bordighisti. Una volta liberata l’Italia dall’occupazione nazista alla fine del 1945 ebbe luogo il I Congresso del PCInt. Questo fu guidato da Damen e Maffi. Iniziò ad essere pubblicato l’organo del partito Battaglia Comunista in maggio, mentre Prometeo dopo una breve pausa riprese nel 1946. Intanto, Bordiga si era rifugiato a Roma da una sua cognata, dopo aver vissuto il periodo dell’occupazione nazista in una grotta sui monti Ausoni tra Formia e Frosinone, molti vecchi compagni gli facevano visita, riportando il suo scetticismo nella costituzione di un Partito. Secondo Sandro Saggioro, Bordiga avrebbe aiutato la costituzione della frazione a Roma. Nell’agosto del 1945 la frazione venne però sciolta per andare a fondersi con il PCInt. Bordiga fu probabilmente presente al Convegno delle Sinistre, organizzato a Napoli. Ad ogni modo, fu impossibile, a questo punto, convincere Bordiga ad entrare a far parte del PCInt. Nonostante ciò egli ne scrisse la piattaforma politica.               
In Francia durante il III Convegno della frazione italiana anche questa si dissolse per unirsi al PCInt. Parte della frazione francese però non concordando con questa soluzione continuò ad esistere come frazione. Nel 1945 come dicevamo si aprì a Torino il I Congresso del PCInt, lo inaugurò Damen, l’agenda includeva l’organizzazione del Partito, le situazioni nazionale ed internazionale, la piattaforma del Partito, il problema sindacale e lo Statuto. La piattaforma fu scritta da Bordiga, anche se questi non partecipò al congresso. Già all’inizio della vita del PCInt la discussione sul problema sindacale si presentò molto accesa. La piattaforma era per lavorare all’interno dei sindacati, mentre altri membri erano per la distruzione dei sindacati. Per Bordiga quello che contava era ristabilire le radici storiche dell’organizzazione proletaria falsificata dallo stalinismo. Egli scriverà sul Prometeo “Le Tesi della Sinistra”. Durante il Congresso apparve anche un disaccordo sulla partecipazione o meno alle elezioni del 1946. Maffi e Perrone erano per l’astensione, mentre la maggioranza del Partito era per la partecipazione, più che altro come strumento di propaganda. Il PCInt partecipò comunque ed ebbe un risultato molto insoddisfacente (0,10%), al contrario dei nazional-comunisti del PCI (18%) e dei socialisti del PSI (all’epoca PSIUP, 20%).
Nel dicembre del 1946 a Parigi si tenne il Convegno della sinistra comunista internazionale del Bureau International de la Gauche Communiste. Questo era in contatto con il POUM, con il Socialist Party of Canada, Paul Mattick, Melvin Harris del SPGB. La Bureau International lamentava nella lettera mandata a Harris la mancanza di analisi della Rivoluzione d’Ottobre nel Manifesto del World Socialist Movement (WSM). La frazione non identificava negativamente le nazionalizzazioni del 1918 e della NEP, ma le distorsioni causate dal collegamento della realizzazione socialista con la distorsione politica della lotta di classe internazionale introducendo il concetto di costruzione socialista in un contesto nazionale.    
Harris tagliando corto sottolineò che: “Il socialismo può essere introdotto solo attraverso la totale e immediata espropriazione della classe capitalista da parte della classe lavoratrice; e questo, attraverso una maggioranza cosciente del proletariato, è il modo di controllare la macchina dello stato.
Erano queste le precondizioni presenti in Russia nel 1917? La nostra risposta è categorica: no; per quanto riguarda il 1917 la stragrande maggioranza dei contadini e degli operai in Russia non comprese o non desiderò il socialismo; l’unica cosa che voleva era “pace, pane e terra” promessi dal partito bolscevico (un partito che era giacobino nella struttura e nello scopo) e, come ammette Trotskij nelle sue “Lezioni di Ottobre 1917” ‘l’intero corso della Rivoluzione sarebbe stata cambiata se, al tempo della Rivoluzione, non ci fosse stato un esercito di diversi milioni di rovinati e discontenti contadini’”.  
Questo è anche il nostro punto di vista è ci distingue dalla sinistra comunista italiana senza entrare nel merito del problema dell’organizzazione che questi non sembrano avere ancora totalmente risolto. Molti partiti, organizzazioni e movimenti genereranno dal PCInt, non solo in Italia ma anche in Francia, Spagna, Gran Bretagna, Germania e Scandinavia e alcune di queste sono ancora attive oggi. Loro come noi, del WSM, vogliono una nuova società Socialista, ma a differenza di noi loro non sembrano credere in un movimento socialista mondiale di massa senza leader e democratico.   

Cesco 

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