sabato 9 febbraio 2013

Un capitalismo nazionale o un socialismo mondiale?

Questo mese milioni di elettori italiani sono chiamati a votare per le elezioni nazionali. Saremo di fronte a una scelta di candidati apparentemente vasta – liberali, ex democristiani, repubblicani, nazionalisti, razzisti, leghisti, ex fascisti, socialdemocratici, verdi, ex comunisti, trotzkisti e altri sinistroidi che asseriscono di essere socialisti – ma di fatto tutti loro puntano a mantenere, in una forma o in un’altra, il sistema capitalista della padronanza statale o privata e della produzione per il profitto. 
Le differenze tra loro sono attinenti al modo in cui si amministra questo sistema. Alcuni vogliono più intervento statale, alcuni ne vogliono di meno; ma nessuno vuole andare oltre il sistema retribuzioni-prezzi-profitti. Tutti vogliono mantenere la produzione per il mercato, acquisto e vendita, denaro e lavoro per i salari/stipendi. Nessuno di loro – perfino quelli che si definiscono “socialisti”– stanno per il socialismo nel suo originale significato di una società basata sulla proprietà comune e sul controllo democratico, con produzione per uso senza profitto e con una distribuzione senza denaro in concordanza con il principio “da ognuno secondo le proprie capacità, a ognuno secondo i propri bisogni”.

martedì 3 aprile 2012

Al profitto non interessa la gente o l’ambiente ma il profitto

Riportiamo degli estratti dal discorso tenuto dal Prof di Economia alla New School University di New York Anwar Shaik (The Global Economic Crisis and its Implications)

[La corrente crisi è parte di un modello vecchio e ricorrente, vecchio e ricorrente solo all’interno del capitalismo perché’ come espressione di quelle che Marx chiamava, le leggi del moto del capitalismo (n.d.a. le leggi generali dell’accumulazione capitalistica)], […scordiamoci dell’idea che la crisi dei prestiti negli Stati Uniti è stata la causa della presente crisi, è stata solo la scintilla non la causa, la causa immediata fu l’enorme bolla creditizia che la precedette di decenni, che incluse in se la bolla tecnologica, la così detta bolla dot com.]. Ora […stiamo vivendo una crisi strutturale][…siamo entrati in una grande depressione non per il fallimento della politica, ma perché’ questo è il modello caratteristico di un’economia capitalista dinamica di successo].
[...Il capitalismo non è spinto dalle vendite ma dal profitto, la domanda è effettiva quanto è proficua], […il capitalismo è spinto dal saggio netto di profitto che Marx chiama saggio di profitto d’impresa], considerando che […il saggio d’interesse è l’opportunità di un ritorno passivo], […quello che importa è il grado per il quale il profitto sia più grande di questo ritorno passivo] e […Questo spinge l’accumulazione capitalistica].[…Quando l’ammontare di profitto netto per l’interesse aggiustato per l’inflazione inizia a stagnare significa che il sistema è nei guai].
E’ chiaro che il capitalismo ha in se contradizioni intrinseche in quanto […l’accumulazione è spinta dalla profittabilità] e allo stesso tempo […l’accumulazione diminuisce la profittabilità (il saggio di profitto cade)]. In conclusione […Questo sistema spinto dal profitto nel quale tutte le altre leggi sono subordinate alle leggi del profitto] e per questo […il sistema non è spinto da cosa è necessario per la gente, non è guidato da cosa è necessario per l’ambiente, è spinto da cosa e necessario per il profitto].

sabato 29 ottobre 2011

Il futuro cupo del capitalismo

Questo articolo offre numerosi spunti, ed è conforme alle idee del MSM in larghissima parte.
Su un punto però il  MSM la pensa in maniera diversa: esso ritiene che la precondizione necessaria perché il socialismo possa essere instaurato è che la vasta maggioranza della popolazione, a livello mondiale o quantomeno  nei paesi più sviluppati, abbia compreso cos'è il socialismo e abbia la volontà di realizzarlo. Senza questa vasta maggioranza, il socialismo non può proprio essere instaurato. Una volta che questa vasta maggioranza ci sarà, la via principe per instaurare il socialismo sarà quella elettorale (in termini di democrazia diretta). Ciò non vuol dire che il passaggio al socialismo sarà delegato, per via elettorale, ad una avanguardia dei lavoratori, ma al contrario che ognuno dovrà prendere parte in questo processo, e cioè che il voto è inteso dal MSM come strumento di accordo sociale.

sabato 4 giugno 2011

Il sistema del profitto

Pochissime persone negherebbero che lo stato attuale del mondo lasci molto a desiderare. L’umanità barcolla da una crisi all’altra – un continuo susseguirsi di guerre, carestie, depressioni, repressioni…
Il capitalismo ha sviluppato un’enorme capacità produttiva, ma la sua organizzazione e i suoi rapporti sociali causano problemi estremamente seri e lo rendono incapace di soddisfare i bisogni fondamentali della sua gente.

Un vasto ammontare delle risorse del mondo è speso nella produzione di armi da guerra, da pallottole e baionette ad armi nucleari e chimiche. Accanto a queste armi vi sono le forze armate che ogni stato organizza, veste, nutre, addestra e schiera. Questo è uno spreco massiccio di sforzi umani; è tutto volto ad essere distruttivo e niente a creare qualcosa di utile per gli esseri umani.

In un mondo che potrebbe produrre più che a sufficienza per nutrire e prendersi cura della sua popolazione milioni di persone sono senza abitazione e decine di milioni muoiono ogni anno perché non hanno abbastanza da mangiare o per mancanza di opportuno trattamento medico. Nulla di tutto questo è necessario. Succede mentre i coltivatori in Europa e nel Nord America sono pagati per tenete la terra incolta; talvolta perfino il cibo che è stato prodotto viene distrutto o lasciato marcire. Ciò ha senso per la logica del profitto, ma in termini di interessi umani è selvaggiamente folle.

L’ambiente è sempre più minacciato dall’inquinamento e dalla distruzione di alcune delle sue caratteristiche vitali naturali ed ecologiche. Sentiamo avvertimenti ben informati di un disastro incombente, se non agiamo per sradicare il problema, ma questi avvertimenti sono sempre affrontati con l’obiezione che salvare l’ambiente può essere un’attività costosa e a danno del profitto. Non sarebbe necessario per l’industria e l’agricoltura espellere sostanze nocive nell’aria, nella terra, nei fiumi e nei mari. Fanno questo oggi perché l’inquinamento è visto come la scelta più economica, il che significa più profitti facili, e in una società dove il profitto è la motivazione dominante per la produzione quella è una giustificazione sufficiente per non tenere in nessun conto il benessere umano.

Questi sono alcuni esempi di come il capitalismo opera contro gli interessi delle persone del mondo. In contrasto, come spiegano gli articoli di questa rivista, il socialismo avrà rapporti sociali, motivi per la produzione e concetti fondamentalmente  differenti riguardo agli interessi e alla sicurezza degli esseri umani.

Tutti i programmi che attualmente sono avanzati dai politici di professione per occuparsi dei problemi del capitalismo con le riforme sono destinati a fallire a causa del loro metodo essenzialmente frammentario. Tentano di trattare i sintomi invece di procedere per la causa basilare. Ecco perché, dopo un secolo o più di riformismo, i problemi dei quali i riformisti reclamano di occuparsi sono ancora qui.
È necessario un cambiamento molto più radicale e fondamentale per creare la struttura all’interno della quale questi problemi possano essere risolti.

(Traduzione da Socialist Standard, maggio 2005)

domenica 1 maggio 2011

Primo Maggio nel 1920

In questo periodo di crisi strutturale, in cui la classe dominante corrotta imbarazza addirittura le altre borghesie mondiali, il fascismo imperversa ostentando con forza la sua grettezza. Come di consueto il governo protegge e alimenta questa ondata di fascismo.

È proprio ora che dobbiamo avvalerci della storia la quale ci ricorda che quello che oggi può sembrare una semplice ricorrenza è stata ed è un momento di lotta.

Torniamo al primo Maggio 1920, quando l’arditismo e il fascismo erano incoraggiati e foraggiati dalla classe dominante al fine di chetare le rimostranze socialiste.

Solo in quel giorno si contarono in Italia 10 morti e più di 70 feriti, insomma, una vera e propria strage. A Torino più di cento mila persone si riversarono in piazza per celebrare la festa (a quel tempo non riconosciuta) dei lavoratori. In corso Siccardi la guardia regia aprì il fuoco sul corteo uccidendo gli operai D. Arduino e M. Dotto, provocando più di 50 feriti. A Pola in Istria i bersaglieri aprirono il fuoco su un corteo di giovani socialisti uccidendo 4 dimostranti e ferendone altri 20. A Bagnara di Romagna nel forlinese il muratore anarchico L. Baroncini fu ucciso dai carabinieri. A S. Severo in provincia di Foggia una donna restò uccisa a seguito di scontri tra socialisti e nazionalisti, similmente a Brendola in provincia di Vicenza un leghista rosso perse la vita durante gli scontri tra socialisti e popolari. In fine a Paola in provincia di Cosenza gli scontri tra socialisti e popolari tolsero la vita al capolega cattolico De Seta (informazioni tratte dall’ottimo libro di Fabio Fabbri, Le origini della guerra civile, UTET, 2009).

Gli anni passano e molte cose si dimenticano, ma finché il sistema capitalista non è sovvertito, i lavoratori si troveranno davanti al bivio, prendere coscienza e lottare per un mondo migliore, o asservirsi all’ideologia dell’odio. La quale é nazionalista (se non regionalista) e intollerante (ovvero razzista) e quindi piace tanto ai padroni.

Lotta al fascismo, lotta al capitale!

Buon Primo Maggio dal MSM