sabato 29 ottobre 2011

Il futuro cupo del capitalismo

Questo articolo offre numerosi spunti, ed è conforme alle idee del MSM in larghissima parte.
Su un punto però il  MSM la pensa in maniera diversa: esso ritiene che la precondizione necessaria perché il socialismo possa essere instaurato è che la vasta maggioranza della popolazione, a livello mondiale o quantomeno  nei paesi più sviluppati, abbia compreso cos'è il socialismo e abbia la volontà di realizzarlo. Senza questa vasta maggioranza, il socialismo non può proprio essere instaurato. Una volta che questa vasta maggioranza ci sarà, la via principe per instaurare il socialismo sarà quella elettorale (in termini di democrazia diretta). Ciò non vuol dire che il passaggio al socialismo sarà delegato, per via elettorale, ad una avanguardia dei lavoratori, ma al contrario che ognuno dovrà prendere parte in questo processo, e cioè che il voto è inteso dal MSM come strumento di accordo sociale.

sabato 4 giugno 2011

Il sistema del profitto

Pochissime persone negherebbero che lo stato attuale del mondo lasci molto a desiderare. L’umanità barcolla da una crisi all’altra – un continuo susseguirsi di guerre, carestie, depressioni, repressioni…
Il capitalismo ha sviluppato un’enorme capacità produttiva, ma la sua organizzazione e i suoi rapporti sociali causano problemi estremamente seri e lo rendono incapace di soddisfare i bisogni fondamentali della sua gente.

Un vasto ammontare delle risorse del mondo è speso nella produzione di armi da guerra, da pallottole e baionette ad armi nucleari e chimiche. Accanto a queste armi vi sono le forze armate che ogni stato organizza, veste, nutre, addestra e schiera. Questo è uno spreco massiccio di sforzi umani; è tutto volto ad essere distruttivo e niente a creare qualcosa di utile per gli esseri umani.

In un mondo che potrebbe produrre più che a sufficienza per nutrire e prendersi cura della sua popolazione milioni di persone sono senza abitazione e decine di milioni muoiono ogni anno perché non hanno abbastanza da mangiare o per mancanza di opportuno trattamento medico. Nulla di tutto questo è necessario. Succede mentre i coltivatori in Europa e nel Nord America sono pagati per tenete la terra incolta; talvolta perfino il cibo che è stato prodotto viene distrutto o lasciato marcire. Ciò ha senso per la logica del profitto, ma in termini di interessi umani è selvaggiamente folle.

L’ambiente è sempre più minacciato dall’inquinamento e dalla distruzione di alcune delle sue caratteristiche vitali naturali ed ecologiche. Sentiamo avvertimenti ben informati di un disastro incombente, se non agiamo per sradicare il problema, ma questi avvertimenti sono sempre affrontati con l’obiezione che salvare l’ambiente può essere un’attività costosa e a danno del profitto. Non sarebbe necessario per l’industria e l’agricoltura espellere sostanze nocive nell’aria, nella terra, nei fiumi e nei mari. Fanno questo oggi perché l’inquinamento è visto come la scelta più economica, il che significa più profitti facili, e in una società dove il profitto è la motivazione dominante per la produzione quella è una giustificazione sufficiente per non tenere in nessun conto il benessere umano.

Questi sono alcuni esempi di come il capitalismo opera contro gli interessi delle persone del mondo. In contrasto, come spiegano gli articoli di questa rivista, il socialismo avrà rapporti sociali, motivi per la produzione e concetti fondamentalmente  differenti riguardo agli interessi e alla sicurezza degli esseri umani.

Tutti i programmi che attualmente sono avanzati dai politici di professione per occuparsi dei problemi del capitalismo con le riforme sono destinati a fallire a causa del loro metodo essenzialmente frammentario. Tentano di trattare i sintomi invece di procedere per la causa basilare. Ecco perché, dopo un secolo o più di riformismo, i problemi dei quali i riformisti reclamano di occuparsi sono ancora qui.
È necessario un cambiamento molto più radicale e fondamentale per creare la struttura all’interno della quale questi problemi possano essere risolti.

(Traduzione da Socialist Standard, maggio 2005)

domenica 1 maggio 2011

Primo Maggio nel 1920

In questo periodo di crisi strutturale, in cui la classe dominante corrotta imbarazza addirittura le altre borghesie mondiali, il fascismo imperversa ostentando con forza la sua grettezza. Come di consueto il governo protegge e alimenta questa ondata di fascismo.

È proprio ora che dobbiamo avvalerci della storia la quale ci ricorda che quello che oggi può sembrare una semplice ricorrenza è stata ed è un momento di lotta.

Torniamo al primo Maggio 1920, quando l’arditismo e il fascismo erano incoraggiati e foraggiati dalla classe dominante al fine di chetare le rimostranze socialiste.

Solo in quel giorno si contarono in Italia 10 morti e più di 70 feriti, insomma, una vera e propria strage. A Torino più di cento mila persone si riversarono in piazza per celebrare la festa (a quel tempo non riconosciuta) dei lavoratori. In corso Siccardi la guardia regia aprì il fuoco sul corteo uccidendo gli operai D. Arduino e M. Dotto, provocando più di 50 feriti. A Pola in Istria i bersaglieri aprirono il fuoco su un corteo di giovani socialisti uccidendo 4 dimostranti e ferendone altri 20. A Bagnara di Romagna nel forlinese il muratore anarchico L. Baroncini fu ucciso dai carabinieri. A S. Severo in provincia di Foggia una donna restò uccisa a seguito di scontri tra socialisti e nazionalisti, similmente a Brendola in provincia di Vicenza un leghista rosso perse la vita durante gli scontri tra socialisti e popolari. In fine a Paola in provincia di Cosenza gli scontri tra socialisti e popolari tolsero la vita al capolega cattolico De Seta (informazioni tratte dall’ottimo libro di Fabio Fabbri, Le origini della guerra civile, UTET, 2009).

Gli anni passano e molte cose si dimenticano, ma finché il sistema capitalista non è sovvertito, i lavoratori si troveranno davanti al bivio, prendere coscienza e lottare per un mondo migliore, o asservirsi all’ideologia dell’odio. La quale é nazionalista (se non regionalista) e intollerante (ovvero razzista) e quindi piace tanto ai padroni.

Lotta al fascismo, lotta al capitale!

Buon Primo Maggio dal MSM

martedì 12 aprile 2011

MSM sul 150° anniversario dell’unità d’Italia

Il 17 Marzo si è commemorato il 150° anniversario dell’unificazione d’Italia. Questa commemorazione è coerente con la necessità, ancora viva, della classe dominante borghese di conservare e consolidare nella classe lavoratrice il sentimento d’appartenenza a una patria. Tale sentimento di appartenenza è in diretta contrapposizione allo spirito internazionalista che la classe lavoratrice cosciente dovrebbe avere. Alla borghesia non interessa la realtà storica, ma il dominio, e quindi il controllo sui lavoratori, e come meglio controllare la massa se non dividendola in nazioni, categorie e così via?

Ma allora siamo italiani o no? La risposta è nella frase del marchese d'Azeglio “abbiamo fatto l’Italia ora dobbiamo fare gli Italiani”, la quale è storicamente corretta e dimostra che il concetto d’italianità è fittizio. In verità quello del popolo italiano è un mito che alla stessa stregua del mito del popolo tedesco emerge con il passaggio dal sistema feudale a quello capitalista. Il concetto di patria Italiana è un concetto borghese, introdotto dalla borghesia rivoluzionaria francese nel 1797. La Francia borghese costituì nell’Italia settentrionale, per mezzo del suo generale più capace, Napoleone, la Repubblica Cisalpina che divenne nel 1802 Repubblica Italiana e quindi Regno d’Italia nel 1805 sotto Napoleone Imperatore. Tal concetto di patria venne formalmente esteso a tutta la penisola dal cognato di Napoleone, Joachim Murat col Proclama di Rimini nel 1815. Il processo d’unificazione in Italia sicuramente non fu un processo popolare. I “patrioti” erano borghesi liberali, come Mazzini, o borghesi monarchici come lo stesso marchese d’Azeglio o il più noto Camillo Benso conte di Cavour, che nulla avrebbero ottenuto se non grazie alle superpotenze di quei tempi, quali il Regno Unito di Gran Bretagna e la Francia. I borghesi hanno cercato qua e là di usare con più o meno successo il popolo e questo conferma che il Risorgimento non fu altro che un movimento di emancipazione borghese. Il primo obiettivo borghese fu quello di creare lo Stato-Nazione (Stato liberale) e il secondo di conseguenza quello di educare i lavoratori, abitanti della penisola a esserne i sudditi.

Per i borghesi liberali come Mazzini avere un Regno d’Italia invece di una Repubblica denotava un gran ritardo tra la maturità della borghesia e il suo effettivo dominio. I monarchici questo lo sapevano bene e cercando di preservare il loro Stato feudale si barcamenavano tra concessioni e repressioni. Se oggi le più alte cariche dello Stato omaggiano al contempo il Re Vittorio Emanuele II e Mazzini, questo fa capire che per la borghesia ciò che conta sono i risultati non i mezzi.

Non solo il concetto di Nazione è un concetto fittizio ma anche estremamente recente, e questo è un altro esempio che Nazione non è sinonimo di tradizione. Di fatto gli Stati Uniti d’America, ottennero l’indipendenza, dichiarata il 4 Luglio del 1776, dal Regno Unito di Gran Bretagna formalmente con il trattato di Parigi nel 1783 ovvero 78 anni prima della famigerata unità d’Italia. Se vogliamo parlare di tradizioni allora invece di Repubblica Italiana con un secolo e mezzo di storia (se non si parte a contare dal 1870) dovremmo parlare di Repubblica di Genova, con 7 secoli di storia o quella di Venezia con 11 secoli di storia, o di Stato Pontificio altri 11 secoli, dei regni di Napoli e di Sicilia che tra una dominazione e l’altra avevano altri 5 e 7 secoli di storia rispettivamente. Ci sono volute due Guerre Mondiali con vent’anni di fascismo per convincerci della nostra italianità che oggi si commemora.

Il Movimento Socialista Mondiale ritiene che i lavoratori non appartengano a una patria, se non intesa come il mondo intero. Il che non significa che questi non abbiano tradizioni, lingue usi e costumi diversi. Il lavoratore socialista è per coerenza internazionalista. La classe dominante sa bene che dividendo i lavoratori ne ottiene l’assoggettamento. È per questo motivo che al padrone fa comodo che i lavoratori siano divisi per mansione, categoria, nazionalità, religione ecc...

Lavoratori di tutto il mondo unitevi!

domenica 20 febbraio 2011

Preambolo dell'Industrial Workers of the World - 1905

La classe dei lavoratori e quella dei capitalisti non hanno niente in comune. Non vi può essere pace finché la fame e l'indigenza sono il retaggio di milioni di lavoratori, finché lo scarso numero di persone che compongono la classe capitalistica gode tutte le buone cose che valgono ad allietare l'esistenza.

Fra queste due classi, la lotta deve continuare finché i lavoratori di tutto il mondo non si organizzino e non diventino un’unità che pigli possesso della terra e delle macchine produttrici, finché non venga abolito il sistema delle mercedi.

Noi crediamo che il concentramento delle industrie nelle mani di persone che diventano sempre più esigue di numero metta i sindacati nell'impossibilità di tener fronte alla sempre crescente potenza della classe dei padroni. I sindacati favoriscono uno stato di cose che permette a una categoria di lavoratori di danneggiare un'altra, anche se è parte della medesima industria... contribuendo così reciprocamente alla comune disfatta nelle quotidiane lotte economiche. Inoltre, i sindacati aiutano la classe capitalistica coll'indurre gli operai nella credenza che la classe lavoratrice abbia interessi comuni con quella di chi l'impiega.

Queste condizioni possono essere mutate, gli interessi della classe lavoratrice possono essere tutelati solo da un'organizzazione formata in modo che tutti i suoi membri addetti a una data industria, e anche se necessario, a tutte le industrie, cessino di lavorare quando sia indetto uno sciopero o una serrata, in qualsiasi ramo di questa o quella industria, considerando così il danno arrecato a qualsiasi gruppo di lavoratori, come danno o ingiuria a tutti quanti.

Invece del motto reazionario: "una paga equa, per un'equa giornata di lavoro", noi dobbiamo iscrivere sul nostro vessillo l'ammonimento rivoluzionario: "Abolizione del sistema delle mercedi."

Missione storica della classe operaia è quella di sottrarsi completamente alla servitù del capitale. L'esercito dei produttori deve essere organizzato, non solo per la lotta giornaliera contro il capitalista ma anche per continuare a produrre quando il capitalismo sarà rovesciato. Organizzandoci industrialmente noi prepariamo la società avvenire nell'alveo stesso di quella vecchia.