Recensione di Adam Buick in The Socialist Standard luglio 2008 del libro The Russian Revolution in Retrait, 1920-24. Soviet workers and the new communiste elite, di Simon Pirani. (Routledge, Londres, 2008).
Nel 1923 il governo soppresse le altre parti, con i loro militanti nelle fabbriche che non potevano più né presentarsi alle elezioni né agire apertamente. Pirani commenta: "Nessuna organizzazione non comunista aveva ancora agito apertamente a Mosca prima della fine del periodo sovietico". I senza partito sopravvivessero qualche tempo mentre i bolscevichi tentavano di attirarli al loro partito. L'opposizione politica che sussisteva era limitata ai bolscevichi dissidenti, dentro e all'esterno del partito, qualcuno di loro adottò una posizione filo lavoratori per quel che concernevano i salari e le condizioni di lavoro, ma alla fine, anch'essi, furono perseguitati e andarono a raggiungere i membri degli altri partiti politici nei campi di lavoro dell'Asia centrale e della Siberia.
La posizione di Lenin era tipica di quella che egli aveva adottato 20 anni prima nel suo celebre libello Che fare?: non ci si può affidare ai lavoratori per conoscere i loro propri interessi e la determinazione di questi interessi deve essere affidata a una élite intellettuale d'avanguardia. Pirani riassume così una parte del discorso di Lenin all’11° Congresso del Partito bolscevico nel 1921: "Lenin considerava che la classe lavoratrice russa non poteva essere validamente considerata come proletaria. Spesso quando si dice 'lavoratori', si pensa che ciò voglia dire proletario di fabbrica. Non è sicuramente questo il caso, egli diceva. Una classe lavoratrice come Marx la descriveva non esisteva in Russia secondo Lenin. Ovunque si guardasse, i lavoratori delle fabbriche non erano dei proletari, ma diversi elementi di passaggio".
Pirani fa osservare che "la conseguenza pratica di questa posizione era che la presa di decisioni politiche dovrebbe essere concentrata tra le mani del partito". Questa distinzione tra la classe lavoratrice reale (nella quale non si può aver fiducia) e "il proletariato" (organizzato in un partito d'avanguardia che ne sa di più) è stata da allora trasmessa a tutti i gruppi leninisti ed è stata utilizzata allo scopo di giustificare la dittatura del partito sulla classe lavoratrice.
Il libro di Pirani merita di
essere letto da tutti coloro che pensano, o che vogliono confutare, che lo
Stato in Russia sotto i bolscevichi abbia potuto essere caratterizzato come
"operaio". I lavoratori laggiù dovevano sempre tentare di difendere i
loro salari e le loro condizioni di lavoro contro questo Stato, anche al tempo
di Lenin e di Trotsky.
Adam Buick


