E ciò non riguarda solo la
consegna. Più in generale, il prezzo di mercato di un bene o servizio raramente
include tutti i costi della sua produzione. Una parte significativa viene
spostata altrove: sull’ambiente, sui lavoratori, sulla collettività o sul
futuro.
Molti prodotti a basso costo dipendono da filiere produttive che utilizzano risorse naturali senza rifletterne il reale valore o la scarsità. La deforestazione per beni non essenziali, l’uso intensivo di energia e acqua, o l’inquinamento generato durante la produzione non sono pienamente incorporati nel prezzo di vendita. Lo stesso vale per le condizioni di lavoro – salari bassi, precarietà, sicurezza limitata – che restano fuori dal costo sul mercato.
Un altro livello di questa cortina fumogena riguarda la progettazione dei prodotti. L’obsolescenza pianificata e la scarsa riparabilità, soprattutto nei dispositivi elettronici, spostano i costi nel tempo sui consumatori e aumentano la produzione di rifiuti. Il prezzo iniziale può sembrare basso, ma il costo complessivo – economico e ambientale – è molto più elevato.
Ci sono poi effetti meno immediati: impatti sulla salute, come nel caso dei cibi ultra-processati; la crescente quantità di rifiuti difficili da riciclare; e il degrado degli ecosistemi. Questi costi sono in gran parte sostenuti dalla collettività, spesso attraverso la spesa pubblica o una riduzione della qualità della vita.
