lunedì 1 giugno 2026

La cortina fumogena dei prezzi



I prezzi di consegna mostrati sulle piattaforme online non raccontano tutta la storia dei beni e dei servizi che acquistiamo. La somma che paghiamo per la consegna non racconta la storia dei bassi salari dei corrieri, del lavoro frammentato e dei rischi quotidiani sulla strada. Il costo visibile è solo la superficie: una semplice cifra che nasconde i veri costi umani e materiali.

E ciò non riguarda solo la consegna. Più in generale, il prezzo di mercato di un bene o servizio raramente include tutti i costi della sua produzione. Una parte significativa viene spostata altrove: sull’ambiente, sui lavoratori, sulla collettività o sul futuro.

Molti prodotti a basso costo dipendono da filiere produttive che utilizzano risorse naturali senza rifletterne il reale valore o la scarsità. La deforestazione per beni non essenziali, l’uso intensivo di energia e acqua, o l’inquinamento generato durante la produzione non sono pienamente incorporati nel prezzo di vendita. Lo stesso vale per le condizioni di lavoro – salari bassi, precarietà, sicurezza limitata – che restano fuori dal costo sul mercato.

Un altro livello di questa cortina fumogena riguarda la progettazione dei prodotti. L’obsolescenza pianificata e la scarsa riparabilità, soprattutto nei dispositivi elettronici, spostano i costi nel tempo sui consumatori e aumentano la produzione di rifiuti. Il prezzo iniziale può sembrare basso, ma il costo complessivo – economico e ambientale – è molto più elevato.

Ci sono poi effetti meno immediati: impatti sulla salute, come nel caso dei cibi ultra-processati; la crescente quantità di rifiuti difficili da riciclare; e il degrado degli ecosistemi. Questi costi sono in gran parte sostenuti dalla collettività, spesso attraverso la spesa pubblica o una riduzione della qualità della vita.

Questo non è il risultato dell’azione di un singolo soggetto che nasconde deliberatamente i costi. È una caratteristica di un sistema in cui le imprese competono per ridurre i prezzi e aumentare i margini, mentre molti costi indiretti – le cosiddette esternalità – non vengono adeguatamente contabilizzati.

Il risultato è una distorsione: ciò che è economico sul mercato può essere molto costoso per la società nel suo insieme. Il prezzo agisce come una cortina fumogena: semplifica, nasconde e rende più difficile valutare le conseguenze reali delle nostre scelte.

Un approccio più radicale è mettere in discussione il sistema stesso. Se i prezzi di mercato tendono a escludere i costi sociali, ambientali e umani, il problema non è solo come correggerlo, ma se debba essere superato.

In un sistema orientato ai bisogni umani anziché al profitto, la produzione non sarebbe guidata dal rendimento per gli investitori, ma dall’utilità sociale e dalla sostenibilità. Ciò richiederebbe forme di pianificazione – più o meno decentralizzate – capaci di considerare fin dall’inizio i costi reali: condizioni di lavoro dignitose, limiti ambientali, durabilità e riparabilità dei prodotti, e aspetti riguardanti la salute.

In un simile contesto, il prezzo potrebbe essere abolito come strumento di accesso ai beni e ai servizi, rendendoli liberamente fruibili. Questo non significherebbe assenza di coordinamento, ma un coordinamento diverso. Produzione e distribuzione verrebbero organizzate attraverso pianificazione, priorità condivise e strumenti partecipativi, offrendo la capacità di gestire sia l'abbondanza potenziale che la scarsità reale. La produzione di beni inutili o dannosi verrebbe ridotta - non perché non redditizia, ma perché riconosciuta come socialmente ed ecologicamente insostenibile.

Questo solleva questioni importanti. Come coordinare sistemi produttivi complessi senza il meccanismo dei prezzi? Come evitare inefficienze, concentrazioni di potere o rigidità burocratiche? Come mantenere innovazione e capacità di adattamento? Non sono questioni banali. Ma gli strumenti e le conoscenze per rendere i costi visibili – e per organizzare la produzione in modo diverso – esistono già. La questione non è tecnica, ma politica e collettiva. Richiede non solo consapevolezza, ma una decisione cosciente e condivisa di riorganizzare la società su basi profondamente diverse. Prima inizieremo a prendere sul serio questo aspetto, prima potremo smettere di considerare inevitabile ciò che oggi può apparire "naturale", ma che è semplicemente un'espressione del modo in cui la società è organizzata in questo particolare momento storico.

GIAN MARIA

(Traduzione da Socialist Standard – giugno 2026)

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