domenica 16 ottobre 2022

Sulla presunta spirale salari-prezzi

Il fondamento dell'argomento spirale


In quasi tutte le interviste sui media degli ultimi mesi, il segretario generale del sindacato RMT Mick Lynch ha dovuto affrontare la domanda sulla temuta "spirale salari-prezzi". L'argomento, solitamente presentato come un fatto evidente, è che l’aumento dei salari dei lavoratori per tenere il passo con l'aumento dei prezzi non farà che aumentare i prezzi, prolungando l'agonia per i consumatori.

Lynch ha contrastato efficacemente l'argomento sottolineando che l'aumento dei prezzi si è verificato nonostante la stagnazione dei salari reali ed è avvenuto molto tempo prima delle sue azioni sindacali e di quelle di altri sindacati. Espone così l'assurdità di incolpare i lavoratori per l'aumento dei prezzi. I colpevoli che identifica sono società oscenamente redditizie che usano i paradisi fiscali per resistere alla ridistribuzione del reddito. Qui la sua argomentazione diventa un po' confusa, poiché non spiega esattamente come gli alti profitti facciano salire i prezzi. Ma Lynch sottolinea un punto importante sottolineando che un aumento della paga per i lavoratori potrebbe essere sottratto a quei profitti, piuttosto che risultare nel tentativo dei datori di lavoro di aumentare i prezzi. In questo modo indica il punto centrale che questo articolo cercherà di spiegare: salario e profitto sono in una relazione antagonista, dove i guadagni da una parte vanno a scapito dell'altra. Pertanto, un aumento dei salari – o (contrariamente al punto di vista “lynchiano”) del profitto – non si traduce necessariamente in un aumento dei prezzi delle merci.

I commentatori che belano di una spirale salari-prezzi, al contrario, danno per scontato che l'onere per le aziende di pagare salari più alti ai lavoratori dovrebbe essere compensato da prezzi più alti. L'argomento sembra non solo plausibile ma di buon senso, e le contro argomentazioni avanzate da Lynch e altri, nonostante sollevino punti importanti e siano retoricamente efficaci, non riescono a esporre le sue fondamenta traballanti.

domenica 8 maggio 2022

Guerra in Ucraina

La Federazione Russa ha lanciato un attacco su vasta scala contro l'Ucraina.

Il Movimento Socialista Mondiale non si preoccupa dei cosiddetti diritti e torti di questa guerra, se le sottigliezze del diritto internazionale sono state violate o se la sovranità dell'Ucraina è stata ignorata. Come lavoratori, siamo dolorosamente consapevoli che saranno i compagni lavoratori a pagare il prezzo del sangue dei giochi geopolitici delle Grandi Potenze.

L'Ucraina non è la "democrazia" che i politici e i media occidentali amano dare l'impressione che sia. In realtà, la sovrastruttura politica ed economica dell'Ucraina non è molto diversa da quella della Russia. Quindi l'argomento che è "democratica" mentre la Russia non lo è e che "dobbiamo sostenerla per difendere i "valori democratici" è falso.

Il guaio per i nostri compagni lavoratori che vivono nell'Europa orientale è che la storia non gli ha dato alternative, non c'è altra scelta che essere dominati dall'UE-USA o dalla Russia. Per i governi di entrambe le parti, le persone in Ucraina sono pedine da utilizzare per promuovere i propri interessi.

Non una goccia del sangue dei lavoratori dovrebbe essere versata nel sostenere una o l’altra parte di questo conflitto capitalista di cui un blocco può rivendicare un territorio come parte della sua sfera di influenza. Che si tratti della nazione ucraina o delle repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk, non vale il sacrificio delle vite dei nostri compagni lavoratori.

Il MSM condanna l'atteggiamento di tutti coloro che sono disposti a vedere paesi e città disseminati di cadaveri di uomini, donne e bambini. Per cosa? Combattere a favore o contro quello che sarebbe fondamentalmente un semplice cambio di governo, con ciascuna parte che sacrificherebbe i nostri compagni lavoratori ucraini e i nostri compagni lavoratori russi del Donbass per affermazioni spurie come agire per la "democrazia" e la "libertà".

(Traduzione da The Socialist Standard - aprile 2022)

domenica 28 novembre 2021

Cosa succede quando c'è una maggioranza socialista?

Non sarà il Partito Socialista come organizzazione separata dalla classe lavoratrice ad avere una maggioranza parlamentare, ma la classe lavoratrice di mentalità socialista. Saranno i lavoratori che avranno conquistato il controllo politico e i parlamentari socialisti saranno i loro delegati. Ciò presuppone una maggioranza socialista al di fuori del parlamento, che si sarà organizzata non solo in un partito politico socialista, ma anche in luoghi di lavoro pronti a mantenere in corso una produzione utile. Inoltre, ci sarebbero movimenti simili con il controllo del potere politico o che sarebbero vicini ad averlo in altri paesi capitalisti avanzati. 

Quindi cosa farebbe la maggioranza dei delegati socialisti? La ragione principale per entrare in parlamento, come organo centrale eletto per la legislazione, è quella di essere in grado di controllare la macchina del governo; non allo scopo di formare un governo come sotto il capitalismo, ma, come minimo, per impedire che i poteri dello stato vengano usati contro il movimento per il socialismo. Inoltre, poiché lo Stato non è solo il potere pubblico della coercizione, ma anche il centro dell'amministrazione sociale, si userebbe questo aspetto per coordinare la rivoluzione sociale dal capitalismo al socialismo e per mantenere in vita i servizi amministrativi essenziali.

lunedì 13 settembre 2021

Gli ambientalisti sanno cos’è il capitalismo?

La COP26 di novembre a Glasgow [nel Regno Unito] si avvicina e molte organizzazioni si stanno preparando a partecipare per far conoscere le loro proposte e le loro argomentazioni, e noi del Movimento Socialista Mondiale faremo lo stesso per presentare la nostra causa per il socialismo come soluzione al riscaldamento globale e a tutte le sue crisi che l'accompagnano.

Il capitalismo è la causa principale della maggior parte dei problemi ambientali che affrontiamo ed è anche il più grande ostacolo all'attuazione delle soluzioni. Eppure pochi riconoscono la colpevolezza del capitalismo e, se lo fanno, i loro rimedi comportano poco più che l'approvazione di leggi per regolare il sistema capitalista, come il proposto Green New Deal, e l'incoraggiamento di piccoli cambiamenti nello stile di vita.

Molti gruppi di attivisti come Extinction Rebellion e Sunrise Movement considerano la nostra proposta di un mondo senza stati, confini, mercati, prezzi e denaro, come qualcosa per gli scrittori di fantascienza.

Tuttavia, gli attivisti ambientalisti più radicali ammetteranno che è necessario un cambiamento rivoluzionario su scala mondiale, una rivoluzione per rovesciare il capitalismo. Durante le marce ci sono sicuramente abbastanza cartelli e striscioni con lo slogan "Cambiamento del sistema, non cambiamento climatico".

venerdì 30 aprile 2021

Il ritorno della Natura: Socialismo ed Ecologia

La brillante riscoperta di un secolo di pensiero ecologico e socialista da parte di John Bellamy Foster informerà, renderà possibile e ispirerà una nuova generazione di socialisti e di verdi. 

John Bellamy Foster THE RETURN OF NATURE Socialism and Ecology Monthly Review Press, 2020


In un'epoca in cui la richiesta di cambiamento del sistema viene ascoltata sempre di più, nel riconoscimento crescente delle cause socio-economiche della crisi climatica, un libro che stabilisce la connessione tra socialismo ed ecologia non potrebbe essere più tempestivo. Nel tracciare l'evoluzione di tale connessione, The Return of Nature di John Bellamy Foster individua le condizioni per un ecosocialismo efficace.

Il libro è un lavoro di recupero in diversi sensi correlati: di Marx ed Engels e di coloro che hanno ispirato come pionieri dell'ecologia sociale; della natura come necessariamente radicata nell'analisi sociale; della dialettica come metodo critico-pratico; del materialismo come campo di immanenza e di emergenza; del socialismo come mediazione sistemica del rapporto socio-naturale; e, soprattutto, della politica come impegno pratico con il mondo, rendendo la conoscenza e la ragione socialmente efficaci.

domenica 6 settembre 2020

La trasformazione marxiana dei valori in prezzi e la sua “Nuova Interpretazione” (un’esposizione divulgativa)

Introduzione

La questione della trasformazione dei valori di scambio in prezzi di produzione nell’ambito del sistema economico marxiano è ormai lunga quasi centocinquant’anni e ha accompagnato le fortune e le sfortune del marxismo teorico in tutte le vicissitudini della storia del movimento operaio e socialista. Per tale motivo non possiamo neppure tentare di esporla cronologicamente in queste brevissime note, rimandando le persone interessate a una descrizione, seria ma divulgativa, del problema alla pagina italiana di Wikipedia:

https://it.wikipedia.org/wiki/Problema_della_trasformazione_dei_valori_in_prezzi_di_produzione.

In quel che segue proveremo invece a fornire le idee basilari del problema come formulato per la prima volta da Karl Marx nel III volume de “Il Capitale” [1] (sez. II e sez. III), come rivisto criticamente dalla scuola economica neoricardiana (sez. IV) e, in fine, come sistematizzato dai principali teorici della scuola marxista nota come “Nuova Interpretazione” (sez. V). Qualche breve conclusione (sez. VI) terminerà queste note proponendo spunti di approfondimento per chi fosse interessato all’importante tematica della trasformazione dei valori in prezzi da un punto di vista più completo e matematicamente rigoroso. L’unica precisazione che ci resta da fare è quella relativa al livello basilare di conoscenza dell’economia marxista richiesta al lettore: daremo per scontata una superficiale familiarità con i concetti espressi da Marx nel I volume de “Il Capitale” [2] quali: il valore d’uso e il valore di scambio, il lavoro astratto, la differenza tra lavoro e forza-lavoro, il capitale costante e quello variabile, il plusvalore e pochissimo altro, come ottimamente spiegato nel “Riassunto del Capitale” scritto da Friedrich Engels nel 1868, ma pubblicato solo nel 1929:

https://www.marxists.org/italiano/marx-engels/1867/capitale/e-riassunto.htm.

Continua a leggere: link al documento in formato PDF

martedì 19 maggio 2020

ANGELICA BALABANOFF: UN ITINERARIO VERSO IL BOLSCEVISMO E RITORNO

Anželika Isaakovna Balabanova nacque a Černigov nell’Impero Russo (ora Černihiv in Ucraina) in agosto, probabilmente attorno al 1868 [1]. La sua famiglia, di origine israelitica, era ricca, sicché lei ebbe un’infanzia privilegiata. Presto si rese conto di non sentirsi a suo agio in quel tipo di classe sociale abbiente e, con il sostegno finanziario della famiglia ma allo stesso momento contro il suo volere, si trasferì a Bruxelles per frequentare l’Université Nouvelle. Lì conobbe figure di spicco della Seconda Internazionale (o vicine ad essa), come Élisée Reclus, Émile Vandervelde e Georgi Plekhanov.
A Lipsia, dove si trasferì per un breve periodo, conobbe anche Rosa Luxemburg che divenne il suo modello per gli anni a venire. Quindi si recò a Berlino dove frequentò lezioni di economia politica e incontrò vari membri di alto livello del Partito Socialdemocratico Tedesco (SPD), come Clara Zetkin e August Bebel. Sentì quindi parlare di un professore di filosofia italiano, il marxista Antonio Labriola, abbastanza noto persino tra gli studenti della SPD. Così decise di trasferirsi a Roma dove frequentò le lezioni di Labriola e incontrò alcuni fondatori del Partito Socialista Italiano (PSI): Filippo Turati, Claudio Treves e la compagna di Turati, anch’ella un’ebrea russa, Anna Kuliscioff. In quel periodo prese a italianizzare il suo nome divenendo per tutti “Angelica Balabanoff”.