E ciò non riguarda solo la
consegna. Più in generale, il prezzo di mercato di un bene o servizio raramente
include tutti i costi della sua produzione. Una parte significativa viene
spostata altrove: sull’ambiente, sui lavoratori, sulla collettività o sul
futuro.
Molti prodotti a basso costo dipendono da filiere produttive che utilizzano risorse naturali senza rifletterne il reale valore o la scarsità. La deforestazione per beni non essenziali, l’uso intensivo di energia e acqua, o l’inquinamento generato durante la produzione non sono pienamente incorporati nel prezzo di vendita. Lo stesso vale per le condizioni di lavoro – salari bassi, precarietà, sicurezza limitata – che restano fuori dal costo sul mercato.
Un altro livello di questa cortina fumogena riguarda la progettazione dei prodotti. L’obsolescenza pianificata e la scarsa riparabilità, soprattutto nei dispositivi elettronici, spostano i costi nel tempo sui consumatori e aumentano la produzione di rifiuti. Il prezzo iniziale può sembrare basso, ma il costo complessivo – economico e ambientale – è molto più elevato.
Ci sono poi effetti meno immediati: impatti sulla salute, come nel caso dei cibi ultra-processati; la crescente quantità di rifiuti difficili da riciclare; e il degrado degli ecosistemi. Questi costi sono in gran parte sostenuti dalla collettività, spesso attraverso la spesa pubblica o una riduzione della qualità della vita.
Questo non è il risultato dell’azione di un singolo soggetto che nasconde deliberatamente i costi. È una caratteristica di un sistema in cui le imprese competono per ridurre i prezzi e aumentare i margini, mentre molti costi indiretti – le cosiddette esternalità – non vengono adeguatamente contabilizzati.
Il risultato è una distorsione: ciò che è economico sul mercato può essere molto costoso per la società nel suo insieme. Il prezzo agisce come una cortina fumogena: semplifica, nasconde e rende più difficile valutare le conseguenze reali delle nostre scelte.
Un approccio più radicale è mettere in discussione il sistema stesso. Se i prezzi di mercato tendono a escludere i costi sociali, ambientali e umani, il problema non è solo come correggerlo, ma se debba essere superato.
In un sistema orientato ai bisogni umani anziché al profitto, la produzione non sarebbe guidata dal rendimento per gli investitori, ma dall’utilità sociale e dalla sostenibilità. Ciò richiederebbe forme di pianificazione – più o meno decentralizzate – capaci di considerare fin dall’inizio i costi reali: condizioni di lavoro dignitose, limiti ambientali, durabilità e riparabilità dei prodotti, e aspetti riguardanti la salute.
In un simile contesto, il prezzo potrebbe essere abolito come strumento di accesso ai beni e ai servizi, rendendoli liberamente fruibili. Questo non significherebbe assenza di coordinamento, ma un coordinamento diverso. Produzione e distribuzione verrebbero organizzate attraverso pianificazione, priorità condivise e strumenti partecipativi, offrendo la capacità di gestire sia l'abbondanza potenziale che la scarsità reale. La produzione di beni inutili o dannosi verrebbe ridotta - non perché non redditizia, ma perché riconosciuta come socialmente ed ecologicamente insostenibile.
Questo solleva questioni importanti. Come coordinare sistemi produttivi complessi senza il meccanismo dei prezzi? Come evitare inefficienze, concentrazioni di potere o rigidità burocratiche? Come mantenere innovazione e capacità di adattamento? Non sono questioni banali. Ma gli strumenti e le conoscenze per rendere i costi visibili – e per organizzare la produzione in modo diverso – esistono già. La questione non è tecnica, ma politica e collettiva. Richiede non solo consapevolezza, ma una decisione cosciente e condivisa di riorganizzare la società su basi profondamente diverse. Prima inizieremo a prendere sul serio questo aspetto, prima potremo smettere di considerare inevitabile ciò che oggi può apparire "naturale", ma che è semplicemente un'espressione del modo in cui la società è organizzata in questo particolare momento storico.
GIAN MARIA
(Traduzione da Socialist Standard – giugno 2026)

esattamente, penso che l’obiettivo (che per ovvie ragioni sembrerebbe di assai difficile realizzazione) sia arrivare ad una società come fu pensata da Estelle Pankhurst :: da wikipédia(in lingua fr) : Sous le communisme, chacun satisfera ses besoins matériels, sans restriction ou mesure, en puisant dans les entrepôts collectifs selon ses désirs. La production en abondance, possible dès aujourd’hui, et qui sera continuellement facilitée par les inventions, annulera tout besoin de rationner ou de limiter la consommation. Chaque individu, comptant sur cette immense production collective, sera à l’abri de tout souci et des privations. II n’y aura pas de distinctions de classes, puisque celles-ci naissent de la possession de biens, de l’éducation et de la position sociale. Toutes les distinctions de cette nature disparaîtront. II n’y aura ni riches, ni pauvres. L’argent n’existera plus et on n’éprouvera plus le besoin d'accumuler des provisions, puisqu’on pourra en disposer à volonté. II n’y aura pas de vente, car il n’y aura pas d’acheteurs : chacun pourra tout obtenir à volonté et sans paiement. La possession de propriétés privées, au-delà de vrais besoins personnels, disparaîtra. Chacun étant dans une position d’égalité sociale, il n’y aura ni maîtres ni serviteurs. Personne ne pourra devenir I’employeur d’un autre. Tous les enfants feront leurs études jusqu’à l’âge adulte, et tous les adultes auront libre accès à toutes les sources d’éducation, pendant leurs longs moments de loisir. Le vol, la contrefaçon, le cambriolage et tous les crimes économiques disparaîtront et avec eux tout le dispositif inadmissible servant à les prévenir, détecter et punir. Il n’y aura plus de prostitution; celle-ci est une transaction commerciale dépendant des besoins économiques de la prostituée et de la propension du client à payer. L’union sexuelle ne sera plus basée sur des conditions matérielles, mais relèvera d’une affection et d’une attirance mutuelles (paru dans Workers Dreadnought Vol. VIII. N° 37 du 26 novembre 921) / ‘’Una delle tante frottole che il potere equo-solidale antirazzista ecologista ci propina è quello del riciclaggio. Riciclare costa, conviene in pochi casi per materiali di costo se prodotti nuovi. Il riciclaggio quasi al 100% avviene solamente per un tipo di materiale: i metalli preziosi. Oro e argento, nonché le terre rare vengono ben riciclati. Per il resto della spazzatura, il riciclaggio è quasi sempre limitato o fittizio, meglio gli inceneritori.
RispondiEliminaUn caso limite è quello degli pneumatici delle automobili che vengono inviati in grandi impianti di riciclaggio in mezzo al deserto del Kuwait. Come sospetto da anni, in realtà, sono spostati a destra e a manca finché vengono semplicemente seppelliti sotto la sabbia. Perchè costa meno e nessuno ci fa caso. Ogni tanto, accidentalmente o meno, scoppia un incendio’’ ( da https://pianetax.wordpress.com/2023/06/09/la-bugia-del-riciclaggio-degli-pneumatici/ )